Recensione cinematografica – COCAINA DI MATTINA

Vespe giganti (e sempre più giganti), romanticismo, mamme castranti e Lance Henriksen sindaco alcolizzato. Ho già menzionato Stung parlando del gruppo di creature feature che, fra le tante buone cose, caratterizza questo 2015 monumentale, ora eccovi il trailer, provate a concedergli una occasione se questo sottogenere (qui amministrato e somministrato con humour discreto, mai esagerato o esasperato) vi piace.

Gioia per gli occhi, fosse anche solo a puro piacere della visione me lo rivedrei altre 5 volte, anche senza subs. Troppe le scene di grande impatto, fantasy o meno: ho adorato il primo incontro fra lui e lei, parte una delle (poche, credo che sia una media bassissima per questo tipo di film, strano) canzoni del film, i due combattono e nel frattempo si innamorano, lottando/danzando lui progressivamente le sfila gli abiti, le cambia l’acconciatura e la trucca, stupendo. Non parliamo nemmeno della città, dei costumi, delle scenografie altrimenti si vince facile… E spunta anche il cattivo di Eega.
La visione dei film indiani è uno dei pochi momenti in cui mi riconosco fisiognomicamente in alcuni attori, è sempre un po’ strana come sensazione 🙂

Se non sbaglio è il terzo film che si occupa dello Stanford Prison Experiment, per me questo è nettamente il più interessante, completo, fedele e riuscito. Giovani attori in formissima (la guardia barbuta è da aspettare fuori e spiegargli con le mani che alcune cose non si devono mai fare, altri due o tre sparsi sono fieri e anche parecchio fighi, imho) con Billy Crudup/Zimbardo a guidarli, lo avevo già amato in Glass Chin, conferma un ottimo periodo.
Definirlo “esperimento” è un po’ vergognoso: è stato un disastro dall’inizio alla fine, teorico e pratico, anzi anche prima dell’inizio, e il film lo spiega molto bene.

Colpo di fulmine, una delle robe che più mi hanno conquistato negli ultimi mesi, ma tutto quel che ho visto di Bret Wood mi è sempre piaciuto tanto, non ricordo una delusione. Questa è la più stramba ed erotica rilettura di Carmilla che abbia mai visto, non riesci a distogliere lo sguardo da Hannah Fierman e Christen Orr, e poi lussuria, nuovo gotico del sud, sogno e delirio, ricordi e allucinazioni, sangue e sesso.
Per me è già piccolo culto.

Sarah Silverman.
Potrebbe stare seduta, vestita con un sacco di juta e leggere frasi da qualche porcata di boh, Nicola Lagioia, Fabio Volo o Erri De Luca e a me andrebbe strabene lo stesso. Strabene.
Qui è in quasi tutte le inquadrature: fa sesso anale con amanti fissi e totali sconosciuti; sniffa ogni volta che può; litiga con altre mamme; cerca di fare la piaciona quando deve ottenere qualcosa; beve come un cammello; ama in modo tanto struggente quanto disperato e inutile figli e marito; impazzisce; barflyizza; si smarrisce; tenta di ritrovarsi; rehab e cose… Da aggiungere ai già tanti titoli che si sono occupati di sostanze e dipendenza (titoli sempre di questo 2015, che figata). Bella la gara agli Oscar per miglior attrice protagonista a questo giro. Perlomeno, bella quella nella mia testa: quella ufficiale si vedrà…